LA CISTITE

Il termine "cistite" indica infezione della mucosa vescicale. 

L’80% delle infezioni delle vie urinarie sono costituite da cistiti.

Da un punto di vista clinico-pratico si possono distinguere in cistite acuta e ricorrente.


Cistite acuta

Il 20-30% delle donne adulte sviluppa uno o più episodi di cistite ogni anno.

Nell’80% dei casi il responsabile delle cistiti è l’Escherichia coli.

L'incidenza delle cistiti aumenta con l'età: è molto bassa nell'età prepuberale mentre con l'inizio dell'attività sessuale e le gravidanze aumenta, e continua ad aumentare dopo la menopausa.

La sintomatologia tipica delle cistiti si basa su tre sintomi: pollachiuria, bruciore minzionale, minzione imperiosa. 

Talvolta questi sintomi possono essere accompagnati da ematuria (presenza di sangue nelle urine), febbre e brividi.

La diagnosi di cistite si basa, oltre che sul quadro clinico, sui risultati dell’esame delle urine e della urinocoltura con antibiogramma.

Normalmente la sintomatologia presentata dalla paziente è sufficientemente chiara per fare diagnosi di cistite; tuttavia, quando l’anamnesi fosse dubbia e/o i referti di laboratorio negativi, occorre prendere in considerazione altre cause.


Cistite ricorrente

E’ noto che dopo un primo episodio acuto di infezione delle vie urinarie, sia esso dovuto a cistite o a sindrome uretrale acuta, un numero elevato di pazienti (20-40% delle casistiche) può andare incontro ad una recidiva d’infezione. 

Questo termine viene anche utilizzato per descrivere veri episodi di reinfezione che rappresentano l’80% delle recidive.

La causa delle cistiti ricorrenti va ricercata nel serbatoio batterico costituito dalla flora fecale (microrganismi aerobi gram-negativi, soprattutto l'Escherichia coli).

Questi batteri, normalmente presenti nelle feci, in particolari circostanze possono infettare le basse vie urinarie determinando il quadro cistitico.

Normalmente nel soggetto sano la vescica e tutte le alte vie urinarie sono sterili cioè non sono presenti batteri, nell'uretra invece è presente una micro-flora batterica innocua che non provoca infezioni.

Il meccanismo di infezione più frequente nella cistite recidivante della donna è quello "ascendente", rappresentato dal passaggio di batteri patogeni dalla zona peri-uretrale all'uretra e quindi alla vescica. Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano la vagina e la mucosa uretrale per poi dare origine al fenomeno infettivo vescicale.

Pertanto la causa principale delle infezioni urinarie ricorrenti nelle donne è

rappresentata dall'alterazione della normale flora batterica vaginale. Sembra inoltre che la maggiore suscettibilità di alcune donne alle cistiti recidivanti vada ricercata in fattori predisponenti di origine genetica che aumenterebbero le possibilità di adesione dei batteri alla parete vescicale. Questo spiegherebbe perché solo alcune donne sviluppano tale malattia mentre quasi tutte sono esposte ad una o più delle possibili cause di essa.

Questa "predisposizione genetica" fa venire meno uno o più fattori di difesa

normalmente presenti nell'apparato urinario umano. Tra questi ricordiamo: la

presenza di sostanze chiamate "glicosaminoglicani" che impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; la presenza in normale quantità di batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi, ecc.) nella vagina e nella zona periuretrale che impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l'acidità (pH acido) dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; la presenza nelle urine di una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall) che ha la funzione di

impedire l'adesione batterica alla parete vescicale e di intrappolare i batteri

eventualmente presenti così da poter essere eliminati con l'emissione dell'urina; la presenza di immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri. L'alterazione o la soppressione di uno o più di questi fattori fa aumentare il rischio di infezioni ricorrenti.


IL PROCESSO INFIAMMATORIO NELLA CISTITE

•L'infiammazione o flogosi è un meccanismo di difesa non specifico innato, che costituisce una risposta protettiva, seguente all'azione dannosa dei batteri.
L'infiammazione consiste in una sequenza dinamica di fenomeni che si manifestano con una intensa reazione vascolare, e che sono costanti, nonostante l'infinita varietà di agenti lesivi, in quanto non sono determinati soltanto dall'agente lesivo, quanto soprattutto dalla liberazione dei mediatori chimici della flogosi.

I fenomeni elementari, che costituiscono la risposta infiammatoria, comprendono:

•vasodilatazione e aumento di permeabilità, che portano al passaggio di liquidi dal letto vascolare al tessuto leso ,

•infiltrazione leucocitaria nell'area di lesione.

•L'infiammazione serve, dunque, a distruggere, diluire e confinare l'agente lesivo, ma allo stesso tempo mette in moto una serie di meccanismi che favoriscono la riparazione o la sostituzione del tessuto danneggiato.

•Clinicamente, i segni cardini dell'infiammazione sono: arrossamento, tumefazione, calore, dolore, alterazione funzionale a carico dell'urotelio, con conseguenti corrispondenti sintomi vescicali.

Sono manifestazione delle modificazioni tissutali che consistono in:
vasodilatazione, aumento permeabilità capillari, circolatoria, infiltrazione leucocitaria (con marginazione, rotolamento e adesione sulla superficie endoteliale di leucociti attraverso l'espressione di molecole di adesione, fase finale di diapedesi attraverso l'endotelio, chemiotassi per risposta dei leucociti presenti nello spazio interstiziale agli agenti chemiotattici, i quali li indirizzano verso la sede del danno).

L'infiammazione viene classificata secondo un criterio temporale in infiammazione acuta e infiammazione cronica. 

Quest'ultima può poi essere distinta secondo un criterio spaziale in diffusa (infiammazione cronica interstiziale) oppure circoscritta (infiammazione cronica granulomatosa).



continua.......